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Diffrazioni Sonore Linea teorica
 
 
 

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Il mio progetto è frutto di una ricerca vocale che avviene attraverso l’improvvisazione sfrenata; cui seguono le composizioni che avvengono invece attraverso un accurato montaggio che considero opera e del quale io sola mi avvalgo. Diffrazioni Sonore nasce come riflessione sul concetto di "trasversalità"; la ricerca, dunque anzitutto riguardante la "strutturalità compositiva", è poi sfociata nella propositività di esperienze sonore/vocali estranee all’idea di cantato dominante in ambito musicale in senso lato, per abbracciare ed intraprendere una determinata filosofia che ha a che vedere con la coscienza di essere (in quanto creatrice), di essere contaminata (in quanto la mia creazione è interna ad un contesto

 sociale e culturale in cui sono vigenti determinate   coordinate  da  cui  devio),  e

contaminante (in quanto determinata a proporre la suddetta contaminazione di cui mi considero un caso e non l’emblema).

Per quel che riguarda il suono in senso stretto, con riferimento ad accreditati precedenti storici e con citazioni precise dove posso, la mia principale passione è il limite. Limite del linguaggio, musicale-sonoro. Limite, dove il giusto e lo sbagliato non hanno valore, ma solo il non-noto a cui tendo attraverso il non-usuale.

Dal punto di vista della struttura (formale) mi ha interessato sin dapprincipio ciò che Deleuze chiama "entre-deux-coup-de-dés": il fra della composizione, quanto più ci possa essere di enigmatico nel suo interno. L’obiettivo è dunque quello di esaltare i termini del rapporto tra costruzione ed esperienza sensoria, non in termini di conflitto ma di  coestensione.
A fondamento non c’è l’incertezza dell’esplorazione da intendere come "a-centrismo" a tutti i costi; bensì un’interazione costante e indifferente all’indicazione di senso: io non voglio indicare nessuna regola di fare vita o musica o voce, ma attraversare: il mio lavoro vuole essere un’azione in atto, un processo in cui è necessario si respiri aria di Coscienza. Vuole essere "meta-funzionale"; offensivo, allo status quo del dominio culturale (centrico e gerarchico, pragmatico) la cui principale caratteristica è quella di schivare la crezione plurale e multidirezionata: che io chiamo base indispensabile da cui partire: il punto di vista imprescindibile.

Questi propositi sostanziano almeno tre aspetti lampanti e/o binari di percorso del mio progetto: una temporalità interferenziale ovvero divenente e non a priori definita, contrariamente a tutto quanto è occidentale; la forma seriale in cui l’ascolto e la variazione producono il destino spettacolare e la composizione; la de-costrizione del genere che ha a che fare con il "vuoto arbitrio" del tutto hegeliano al quale una mente oltretutto tecnica (analitica e razionale) non può sottrarsi.

[Romina Daniele, Giugno 2005]

 

 


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