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autobiografia essenziale 
 

 

«Frequento un corso di danza classica dai 6 ai 13 anni, poi un corso di chitarra classica, paralellamente frequento la scuola superiore, da privatista. Conseguo  diploma di solfeggio teoria dettato melodico, al seguito del quale abbandono lo studio dello strumento: scrivo e dipingo con rigore.

Mi iscrivo al corso di laurea in Conservazione dei Beni Culturali: sono interessata a capire il parametro critico, e i meccanismi che hanno a che fare con l'analisi dell’opera d’arte nella nostra cultura storica e ufficiale. Gli studi promossi dalla conoscenza di  alcuni professori  (nonchè scrittori,

 

critici  e saggisti), come S. Campailla, S. Causa, A. Sainati, sono molto importanti nella formazione del mio pensiero.

La mia esperienza vocale inizia nella proposizione di repertori inediti. Il mio obiettivo iniziale è infondere la forma “song” della mia natura all’interno di un progetto a più menti. I riferimenti musicali riguardano la seconda metà del Novecento: dalla psichedelia al vecchio dark, dalla rock-blues alla progressive.

 Sola, decido di iniziare uno studio della voce in primo luogo accademico, allo scopo di confrontare la mia istintività con i dettami in circolazione; mi propongo come allieva ad Auli Kokko: la vocalist svedese del sassofonista e compositore napoletano Daniele Sepe, attivo da anni nell’ambito della popular-jazz. La mia esperienza con Auli dura circa tre anni; principalmente mi avvicino ai classici jazz, alle grandi voci ma anche ad alcune esperienze vocali particolari come quelle della Monk e della Galas; maturo la mia poetica, che ancora embrionale tento di condividere con amici e musicisti occasionali.

Parallelamente agli studi di storia e teoria del cinema, di critica d’arte e di analisi, di estetica, i lavori di Demetrio Stratos e del gruppo Area, che ascolto assiduamente a finalità educative, mi suscitano riflessioni decisive. Da un lato, ho un vivo interesse per la strada musicale principale del secolo che va dal jazz al suo incontro con il rock alla nascita della fusion. Dall'altro comprendo che la mia esperienza ha una strada maestra: è vocale, sperimentale, personale, solistica.

Diffrazioni Sonore è un progetto maturato in reclusione, come un esperimento oscuro, un lavoro illecito, un’esperienza inconcepibile. Le tre ore spese in studio a registrare le mie improvvisazioni, e il lavoro di missaggio che ne è conseguito, non sono che il risultato finale di tre anni di passione, solitudine, silenzio. 

Prim’ancora di completare gli studi universitari, avendo prioritari obiettivi artistici, mi trasferisco a Milano; mi precede il lavoro "Diffrazioni Sonore" inviato alla Giuria del Premio Stratos. Tra il 2004 e il 2005 ho a che fare con band locali (principalmente nella proposizione di repertori blues), poi resto in viva attesa dell'esito del Premio, in cui confido finalmente per una forma di attuazione dei miei obiettivi musicali "difuoristi" (ovvero non accessibili alla fruizione occasionale).

 

 

Il mio principale desiderio, oggi, resta quello di uscire almeno per definizione dal limbo dell’Italietta che azzarda, della voce fuori del coro che, coraggiosa, rischia.

Quello che chiamano coraggio è in realtà la mia forza vitale; ed è questa distorsione di senso il limite culturale-concettuale che mi avvilisce, dal quale prendo distanza per necessità creativa, intellettuale, e della coscienza. Attributi ben distanti da qualsiasi mero estetismo artistico nostrano, dove la maggior delizia è la crema della falsità.

 

    Il senso decisivo che sovrasta le mie scelte è la necessità.»

 

 

 

Romina Daniele, Milano, 25 febbraio 2006 (aggiornata nell'ottobre 2007)

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